Gianni Morandi precipita giù dal palco mentre canta “Mi fai volare” con Rovazzi

PALERMO – Brutta caduta per Gianni Morandi, volato giù dal palco mentre cantava “Mi fai volare” con Fabio Rovazzi.
Al concerto di Radio Italia a Palermo il cantante stava indietreggiando sulle note della canzone quando con un piede è precipitato nel vuoto.

Gianni Morandi precipita giu dal palco mentre canta Mi fai volare con Rovazzi_01161852Morandi è uscito indenne dall’incidente dopo che le persone lo hanno aiutato a risalire e da vero showman ha continuato a cantare. Dopo l’esibizione sul palco del Foro Italico a Palermo ha anche accennato qualche verso di alcune sue storiche canzoni.
Secondo indiscrezioni circolate successivamente nel backstage, Morandi potrebbe essersi slogato una caviglia. Nel frattempo sui social la notizia e le immagini non sono passate inosservate. “Gianni Morandi prende troppo sul serio le sue canzoni”, “Morandi interpreta le canzoni… alla lettera”, e poi “Gianni insegnaci a essere immortali”.

“Io, Fedez, tra Rovazzi e De Andrè”. Il cantante si racconta

Lui, Fedez, si è dipinto come meglio ha creduto: tatuaggi identitari come un marchio di fabbrica. Una fabbrica che produce spettacolo, glamour, idee come Rovazzi, una vita di citazioni e polemiche. Fedez come Jessica Rabbit… «Io un provocatore? No, mi dipingono così». Giudice, produttore (di quei produttori pigmalione degli anni 60-70), genio del marketing musicale, provocatore del web, imprenditore di se stesso e di altri. Uomo di successo, per quel che inventa e come lo inventa.

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Ultimo caso, il tormentonista Rovazzi che urla ai creativi di Newtropia il suo «Andiamo a comandare».
Uomo di polemiche, tweet scagliati come dardi, gossip virali. E idee.

Dentro quale definizione incaselliamo, questo Fedez, signor Federico Leonardo Lucia?
«Il nostro gruppo di lavoro fa esperimenti, alcuni riusciti altri di merda. E vengono fuori situazioni come quelle di Rovazzi: uno youtuber che in Newtropia faceva il creativo e le post-produzioni. All’estero la satira musicale come la sua è un genere che funziona. L’esempio dei Lolly Island che ora diverrà un film con costi da kolossal per Universal. La sfida è di far scalare la classifica e andare anche oltre il nostro Vorrei ma non posto (l’hit di Fedez e J-Ax, ndr) ad uno che non sa cantare. Ecco Rovazzi è un orgoglio. Posso anche menarmela un po’?».  Se la meni, Fedez, se la meni.
«Beh, quando ho gestito il management dei cantanti di X Factor, è stata l’edizione in cui questi hanno venduto di più. Qualcosina di musica capisco…»  In questi giorni doppietta di dj set in due grandi outlet, che ospitano concerti ogni giorno.

La musica si sta spostando?
«Beh, io sono nato nei centri sociali. Ma ora contiamo le chiusure: pensate al panorama di Milano. Il governo dovrebbe aiutare, ma mi pare abbia altro in testa: non ho capito bene cosa, ma di certo non la musica. E allora grazie ai privati pagano per dare a tutti l’esperienza musicale».  Unico giudice confermato a X Factor: che squadra è quella con Arisa, Alvaro Soler e Manuel Agnelli. Il suo gioco sarà quello di far sbroccare Arisa?
«Arisa sbrocca da sola (sorride, ndr)… Sono convinto che Manuel Agnelli sarà un grande giudice».

Top 3 dei giudici di X Factor di queste edizioni?
«Dico… Morgan, poi Morgan e Morgan. Io amo Morgan e ci farei anche sesso (sorriso sardonico, non rivelazione… Ndr)   Fedez guarda molto al marketing: se lo diciamo, mi sembra che lei non s’indigni.
«McLaren, il manager dei Sex Pistols ci ha insegnato che il marketing è arte. Le critiche del mondo rap arrivano quando gli sponsor non se li cagano più. Se floppi il disco in major, allora diventi undeground. Berrò birre calde anche io quando non entrerò in classifica. Il business c’è e si fa, coi brand top se hai successo. E se hai successo e sei come Newtopia puoi fare collaborazioni non fini a se stesse: con Replay sto facendo una cosa molto bella».

I talent producono fenomeni omologati?
«Omologazione ce n’è anche tra i panettieri e i giornalisti.

Quante web-star hanno fatto successo nei 10 anni di Youtube? Quanti hanno un peso? Siamo nella media. Non è facile sfondare. Io non sarei da talent, ma una cosa l’ho capita e dovrebbero capirla i ragazzi: non puoi essere artista e basta, la musica non basta, devi gestire la vita e tutto il resto intorno. I piedi per terra: tutto può finire presto».  I rapper hanno occupato lo spazio dei grandi cantautori, dicono.

I preferiti di Fedez?
«Il parallelo ci può stare, ma è interessante l’accostamento? Io porto rispetto ai monumenti del passato. Il mio Parnaso: De André per lo storytelling, Gaber per l’ironia, Guccini per i coglioni, De Gregori per la poesia».  Sempre in mezzo a gossip e polemiche, coi politici:

Fedez agente provocatore?
«Mi tirano dentro politici e giornalisti, poi io non mi tiro indietro. Mai provocato: mi hanno dato del drogato, mi hanno fatto interrogazioni per istigazioni alla guerriglia. Io ho dato rispote educate ad insulti di governatori, senatori, capi di Stato. Poi ho l’immagine da scafista e allora… Mi disegnano così»  Fedez uno da vorrei ma poi posto. Lei è attivissimo sui social.
«Niente contro social e web. La canzone è uno spaccato, la foto di oggi. Io coi social ci vivo. Una battuta, va: vorrei, ma non Pokemon Go…»